INTERVISTA a Giorgio Reali

Mi è capitato spesso di essere intervistato riguardo la mia passione per il gioco da strada (c’è anche un intervento su youtube Giorgio Reali accademia del gioco dimenticato)

Come è nata l’Accademia?
praticamente nel 1958 avevo 7 anni uno dei miei 13 zii (14 con la madre la settima) Alberto era un calzolaio (il mestiere che volevo fare ma anche il sarto, il falegname, il parrucchiere per donne…..cmq ho fatto altri 12 mestieri diversi fra cui l’impiegato in banca vincendo un concorso con 580 partecipanti ed io senza un papà funzionario..)
Torno allo zio Alberto..nel tempo libero faceva il sacrestano tuttofare nella Parrochia del quartiere di Merano Santa Maria Assunta.
La domenica faceva i giochi con i bambini in oratorio poi alle 18 tutti a fioretto (rosario..) solo che una volta al mese andava a Trento ad insegnare a bambini sordomuti, come lui.. a fare i mestieri con il cuoio…e quella domenica ero il il “maestro” di giochi.
Lui al mattino andava con me in giro per parchi, per le strade e raccoglieva legni, sassi, tappi, barattoli per fare i giochi..io lo faccio ora 60 anni dopo—-
Fino al 1986 facevo animazione per hobby (lavoravo il banca, ma anche maestro di squash..sorta di tennis, ma anche accompagnatore turistico negli orti botanici) poi colpito sulla via non di Damasco..via Gazzetta dello sport…leggo che Stallone ha cambiato sport ( due anni prima il primo Rocky) Over the top sul braccio di ferro. Sport che adoravo e a scuola alla ragionerie in prima 15 anni battevo quelli di quinta…perché? Perché arrampicavo e a 10 anni vedendo mio fratello fare al mattino e alla sera 50 flessioni…anch’io…
Dico sempre non serve dire fai questo fai quello…l’esempio che conta..fai sport, saluta i vecchi per strada i bambini ti seguono.
Torno al braccio di ferro: mi chiamavano ovunque per fare le gare nelle fiere di paese dove ci sono un sacco di bambini, così al pomeriggio giochi con tappi e biglie e la sera braccio di ferro.

Scopo dell’Accademia?
Semplice raccontare ai bambini quanto sia bello giocare con nulla, i giochi con i sassi, con i tappi sono educativi: ogni bambino gioca con le stesse cose, ora con i tablet vi sono le “classi” dei bambini” fra chi ha la versione più aggiornata esattamente come accade fra i grandi con le macchine..
Purtroppo la metà delle richieste di intervento devo rinunciare in quanto il parroco di Ladispoli (Roma) o la festa di Trieste ha solo 250 euro e non posso pagare viaggio, albergo.. perché non esiste in ogni provincia un gruppo appassionato di questi giochi? In quel caso 250 euro sono oro che cola..

Progetti? Tanti non solo sul tema del gioco (ormai le classi delle elementari sono formate dal 30/40 x 100 da bambini figli di immigrati) i loro padri e madri da piccoli giocavano con i sassi, con i legni..quando un bambino di ogni parte del mondo ha solo sassi, legni, barattoli fanno poi le stesse cose.
Oltre a fare laboratori sul gioco amo proporre lab artistici (sculture con il riciclo molte foto nel sito voce lavoretti) e da poco anche lab di food art dove i bambini dopo i lavoretti se pappano tutto.

Riscontri? Ai bambini piacciono un sacco, ma non pensiamo di sostituire i videogame vanno proposti con moderazione…un pomeriggio alla settimana…bisogna però trovare il tempo (un bambino rimane piccolo per poco tempo, poi ha tutta la vita per ricordare CHI ha giocato con lui..io non ricordo mio padre, ma zio Alberto),
Quando sono arrivato a Milano (vinto un bando per una ludoteca cui hanno partecipato 370 progetti e solo 14 presi di cui 49 per i bambini..) ho messo nella cassetta delle lettere della via dove abitavo un foglio invitando i bambini (gratis) a giocare nel cortile del mio condominio: tutti felici,ma solo 2 erano liberi tutti gli altri avevano corsi di danza, calcio, nuoto… bambini non hanno più tempo di fare quello che vogliono con i vicini di casa. Noi nel 55 andavamo al fiume a pescare con l’arco fatto con le stecche dell’ombrello o raccogliere ciliegie selvatiche o castagne nei boschi..in 25 fuori fino le 7 di sera.

Perché i bambini non giocano più con questi giochi? Detto sopra i cortili sono pieni di macchine ed in certo comuni non possono nemmeno giocare e fare rumore…

I nonni? Ci ho pure scritto un libro (con la prefazione di MIke Bongiorno…) sono gli angeli, in tutti i sensi…senza di loro metà dei ragazzi che si sposano non avrebbero una casa….fanno un sacco di cose…pretendere anche che facciano i giochi forse troppo, li tengono nei parchi fino ad ora di cena.

Obiettivi: il gioco da strada, i laboratori creativi creano amicizia fra i bambini…uno dei miei primi progetti era ed è ludoclasse dove una classe della quarta insegna durante l’anno i 35 giochi base dell’accademia (sono oltre 60 le ludoclassi in Italia da Merano ad Ostuni Brindisi spesso i bambini di allora (avevano 8 anni ora 30) mi mandano le foto, vanno ogni anno nella loro scuola a vedere se il kit c’è ancora e se manca un gioco lo fanno a Pietrasanta uno è un avvocato l’altro farmacista..)

Responsabilità? Ovvio dei genitori ma anche delle maestre: se insegnano la geografia o le scienze perché non anche il gioco? Tante volte nelle feste di fine anno le maestre sono sorprese nel vedere dei giochi che da piccole non avevano mai fatto..leggi 5 sassetti o il salto con l’elastico…

Gli adulti? certo che possono giocare e si divertirebbero un sacco faccio un esempio i bambini che giocano a calcio fra i pulcini devono correre come dei….fra una porta e l’altra ( e se non lo fanno…l’allenatore ??? non lo fa giocare…) Mentre vi sono alcuni giochi come il castello o totem dove per vincere corrono come dei matti e si divertono quello che mi piace vedere.

…da piccolo giocare, da ragazzo imparare, da grande lavorare, da vecchio insegnare in mezzo a tutto capire e..amare.
troppo se aggiungo che chi ha talento in qualsiasi cosa e non lo trasmette NON merita di averlo avuto?

Piccola tirata…..il mio Giardino dei giochi dimenticati prefazione di Stefano Bartezzaghi è in questi giorni alla 13° ristampa 65.000 copie nessun libro sui giochi da strada (ho una collezione di oltre 20 ma solo due sono arrivati alla seconda…). Non perché io sia bravo ma perché si capisce che l’ha scritto uno che con i bambini ci gioca con passione e non raccoglie solo regole e le stampa.
Giorgio F Reali

IL TAMBURINO DEI GIOCHI
a colloquio con  Giorgio Reali

da Dialogo rivista di frontiera edita da Roberto Crimeni

Senza giocare non si può vivere; il gioco è una vera e propria “ri/creazione”, cioè una sorta di rinascita e di trasformazione. Oggi siamo attenti a curare il corpo (medicina e pratiche salutiste), a volte tralasciando la psiche. Abbandonarsi al gioco può allungare la vita in un altro senso. Non vita da esibire in corpi che si ostinano a presentarsi giovani ma la vita che si scopre bambina in tutte le età. Occorre ricordare anche i giochi dimenticati.
Per farlo abbiamo chiacchierato con Giorgio Reali, definito il Peter Pan del terzo millennio, fondatore dell’Accademia del Gioco Dimenticato.

Da dove e come nasce la tua passione per il gioco?
La mia passione per il gioco nasce (come per tutti i bambini) da  bambino: la mia fortuna è stata di essere nato nel ’51 quando i bambini  nei quartieri erano (ancora) “visibili”: quindi “ci vedevamo” e  giocavamo con quello che c’era, sassi, legni, cerchi, stracci.
Ho sempre pensato che un bambino capace di costruirsi da sè dei  giochi, difficilmente sbaglierà nel realizzare un avvenire sereno.
Io semplicemente non ho mai smesso di giocare (accettando una serie di conseguenze pratiche: lavorare l’indispensabile per l’indispensabile,  quindi niente belle macchine, niente belle case).
Il gioco per me è realizzare idee creative: quindi tutto il percorso che  parte dal progetto, dalla ricerca dei materiali, alla costruzione  dell’oggetto è gioco.
Anche presentare i giochi ( e in minor misura i giocattoli) lo è:  pensare che circa 500 persone hanno frequentato i miei corsi e che in varia misura  “giocano” con le cose “imparate” mi dà grande gioia.
E’ certamente la cosa più importante che ho realizzato: ho conosciuto una  decina di autori di libri sui giochi ma la cosa buffa è che “non giocano”  insieme ai bambini, sono dunque solo dei “notari” e nei loro scritti  l’entusiasmo è assente.
A parte questo ho realizzato (con i disegni di Barbiero) un libro, Il  Giardino dei Giochi Dimenticati per la Salani editore che rappresenta il riassunto delle mie ricerche e partecipazione ai più importanti meeting organizzati in Europa  per animatori (il migliore è quello di Brest in Bretagna).

In che misura il gioco aiuta secondo te la formazione della  personalità?
Innanzitutto serve specificare che l’universo “gioco” investe vari aspetti dell’Universo “uomo”: io seguo principalmente l’aspetto creativo, ma non  dimentico quello esclusivamente ludico, quello scientifico. Una  conoscenza armonica di tutti questi aspetti è di grandissimo aiuto nella formazione della personalità di un bambino:  l’insieme delle attenzioni che egli avverte diventano inevitabilmente forza e serenità.

Il gioco come terapia?
Gioco e terapia: bisogna conoscere le difficoltà, i punti deboli del  bambino per “pensare” al gioco “migliore”, non credo che un attento genitore o buon educatore non sia in grado di aiutare un bambino ad essere felice, o cosa  migliore, fare in modo che continui ad esserlo.
Intervengo poi particolarmente sul discorso che lega il gioco al  recupero o attenuazione dell’handicap.
Come l’anno scorso anche quest’anno ho svolto alcune giornate con  l’Anffas e l’Atlha (ass.tempo libero handicap) con giochi semplificati: in troppi mi hanno chiesto di fare un testo specifico per portatori di handicap e anziani, credo che lo farò.
Una cosa che mi piacerebbe sviluppare è quella di collaborare con  gruppi di lavoro “speciali” come comunità di portatori di handicap, carcerati o  comunque persone svantaggiate. Ebbene questi gruppi di lavoro fanno (quasi) sempre cose banali, non brutte ma banali, e la gente le compra al mercatino perchè le fanno “loro”.
Invece mi piacerebbe che la gente acquistasse quelle cose perchè sono belle, perchè sono originali, perchè cosÌ non le fa nessuno.
Che poi, sappiano che sono fatte da loro di certo non guasta, anzi.
Chissà magari tramite l’intervista qualcuno si fa avanti.
Uno dei miei credo (una frase letta su di un muro e sempre amata): «Se il destino è contro di noi, peggio per lui»

Gioco e politica : quali istituzioni pubbliche e chi ti ha aiutato o  osteggiato di più?
Il gioco e la politica: un pessimo rapporto!
Tutti coloro che si occupano di politica oggi hanno un solo ed unico obbiettivo: la ricerca del consenso; questo compito li prosciuga al punto che non hanno nessuna energia per pensare e spiegare le cose importanti da fare per il bene di tutti (che non sia il Loro)  Quindi accettano spesso di fare delle cose per i bambini, ma non si preoccupano minimamente dei risultati: a “Loro” basta poter dire «Abbiamo organizzato 20 eventi per i bambini». Ma mancano assolutamente dei  progetti a lungo respiro, quelli che portano i bambini (ed i genitori) ad avere  attenzione e verificare i progressi psicofisici ( invece spesso accade di notare il regresso..e ci domanda anche perchè…..)

Esistono ordini di scuole in qualche paese del mondo dove si è inserita la disciplina che insegna a giocare?
Secondo te trarrebbe vantaggio la scuola italiana se si inserisse un discorso sulla storia del gioco?
Hai portato il tuo discorso nelle scuole?
Pensare ad esempio che non esiste nella scuola l’ora settimanale del gioco è demenziale.  Lo dico spesso, i bambini non hanno lobby: le hanno gli architetti, che decidono sempre le stesse cose per i parchi, evitando accuratamente ciò che disturba, come dare ai bambini la possibilità di costruire da sè  delle cose.
Certo, vi sono esempi in Germania, piuttosto che in Finlandia di progetti “utili”, ma manca un pensiero unico come ad esempio il fare una ricerca sui giochi caratteristici di un paese europeo (magari nella settimana in cui esso  festeggia l’unità nazionale). Ho portato questo discorso nelle scuole: ho organizzato una ventina di corsi nelle scuole e spesso nelle presentazioni del libro ho parlato con maestre o direttori didattici: manca la volontà, eppure (quasi) tutti hanno bambini (o quanto meno, lo sono stati…)

Il gioco è sinonimo davvero di libertà?
Un tempo si, ora non lo è più: troppi i condizionamenti della  pubblicità, basti pensare alle trottole d’oggi, sono di plastica, si rompono subito e costano un sacco di soldi.
I giochi d’oggi (in particolare i videogame) hanno creato le caste fra i bambini (come quelle dei “grandi” con le autovetture); una cosa disgustosa.

Qual è la più grande libertà in un gioco?
Domanda difficile: l’unica libertà che hanno i ragazzi (i bambini  purtroppo no) è di scegliersi gli amici, poi la maggioranza decide il  gioco. Libertà è scegliere un gioco senza competizione, troppo bello per essere vero: il 90% dei bambini che partecipano ai miei momenti di gioco mettono “grande” impegno solo se ci sono in palio le biglie….

Il gioco di competizione e il gioco di creatività, queste sono due macro differenze..
 quanti tipi di gioco ci sono?
Gioco: Competizione, Creatività.
Sono due cose che i bambini vivono in due momenti diversi, la prima “insieme” agli altri; la seconda prevalentemente “da soli” ma non è  sbagliato: spesso noto che mentre disegnano o costruiscono sono infastiditi da  quanti gironzolano intorno (in genere i meno dotati…).
Tipi di Giochi?
Nella nostra ricerca sul gioco/giocattolo da portare nel nuovo millennio ne abbiamo registrati quasi 300……se ne sono poi aggiunti altri 80 e li potete vedere tutti nel mio sito che dà notizie complete e anche curiose.

Ci sono giochi prediletti in alcune età?
Ovvio, per i piccoli giochi di costruzione (e di distruzione…)
dagli 8 ai 12 (la mia fascia prediletta) giochi di movimento “insieme” agli altri come corsa dei sacchi, delle biglie… dopo i 12 …ahimè playstation… ehi, mica sono un docente in Ludologia….!!

Il gioco che ci vede indossare un’identità altra  a quali età viene prediletto?
E in quali periodi storici è andato più in voga?
Queste domande investono un settore dove sono fragile….
Immedesimarsi in altri personaggi è più folklore che gioco (vestirsi da indiani o da clown..).
Tu non lo sai ma molto di quello che mi hai chiesto coincide con lo  spirito del mio terzo libro (il secondo è NonnoLibro, manuale di fantamemoria, usi e costumi del dopoguerra in uscita nella primavera 2004)  e cioè “Il mio gioco libero” (da buon battistiano come potevo scegliere un  titolo diverso…), entrambi per i tipi della Salani.

Che rapporto c’è tra il gioco e la sessualità?
Un tempo (anni 50) c’era una forte differenza fra i giochi per bambini e bambine, ora non più; per le Aziende vi sono una serie di giochi unisex (videogame);ovvio che le Barbie sono per le bambine ma le nuove trottole vanno per  tutti.
Ho notato che esiste una forte voglia di emulazione per le bambine nei  confronti degli “status” dei maschi, ad esempio il cellulare ed il motorino; la stessa  cosa succede per i giochi moderni, quelli “spinti” dalla pubblicità; vanno a senso unico: interessa vendere ed avere il miglior risultato dipende dall’impegno  economico investito.

Che rapporto c’è tra il gioco e la sessualità che a seconda dei vari contesti, anche storici,viene considerata trasgressiva?
 Ci sono tabù anche nei giochi?
E’ buffo, ma in un momento di “apparente” libertà sessuale, dove molti bambini di 9/10 anni (ripeto 9/10 anni) accedono (complice la stupidità dei genitori che non controllano) a siti porno, pochissimi bambini giocano (come facevamo noi…) al dottore.
Un animatore come me ha la possibilità di entrare maggiormente in  confidenza con i bambini, loro ci vedono come “portatori” di momenti positivi, noi non abbiamo i momenti negativi tipici dei genitori “severi” e siamo presenti là dove alcuni genitori sono totalmente assenti (cosa che per molti bambini è peggio di un papà rompiscatole).  Ebbene è rarissimo che vi sia confidenza a tal punto (cioè giocare al dottore..)..che poi questa “ipocrita” pudicizia si apra dopo pochi mesi a precipitare in esperienze complete è un’altra storia.

Qual è l’effetto del gioco? Come ci si sente dopo aver giocato?
I bambini, dopo aver giocato sono felici ed appagati, trovano molta più gioia rispetto allo sport (non si sentono colpevoli se sbagliano un goal, se non corrono come l’allenatore vorrebbe….).
I bambini dovrebbero “solo” giocare fino a 12/13 anni, solo dopo affrontare l’impegno dello sport.

Il gioco e la parola:
Ritorniamo a quanto detto prima, il mio mondo è la creatività quindi ho poca esperienza circa i giochi di pensiero (parola o matematica)  e mi dispiace aver poco tempo per approfondire altre “zone” del gioco  come appunto i giochi muti (ad esempio l’alfabeto). La gestualità è un’altra componente assente dal mondo dei bambini ed è un peccato; un (buon)  animatore ha la possibilità di capire (e risolvere) molte situazioni  difficili dei bambini, ha però bisogno di messaggi “lasciati” dai bambini in piena libertà, e pochi momenti sono “così” liberi da condizionamenti come durante il gioco.
Anche per l’animatore (buono..) è assai importante avere tutti questi  riferimenti: non esiste (che io sappia) un testo ad hoc, mi piacerebbe  attraverso questo articolo altri operatori del settore (maestri, psicologi,educatori ecc.) si mettessero in contatto con l’Accademia per un convegno da organizzare verso la fine dell’anno. Consigliare e valutare il comportamento ludico dei bambini è assolutamente importante per dare “significato” al tempo che passiamo insieme a loro.
Munari e Rodari, due pilastri della mia formazione professionale (uno  nella manualità, l’altro nel pensiero) dicevano che l’animatore non deve  assolutamente imporre il gioco ma solo dare gli strumenti: sono i bambini che poi si costruiscono il loro oggetto, la loro figura.
Cosa questa meravigliosa ma che si scontra con il “tempo”: i bambini  non hanno tutto quel tempo, (anzi, loro lo avrebbero ma sono i genitori che non  consentono che lo abbiano) quindi siamo costretti a dare loro cose già  fatte. Però “noi” abbiamo un grande vantaggio rispetto alle multinazionali: i bambini capiscono subito che giocano con cose possibili, cose che se volessero “possono” farsi da soli e questo li rende felici. Quando giocano con una playstation o con una Ballblade si rendono conto di avere in  mano qualcosa di impossibile da costruire quindi non si affezionano: se si  rompe la gettano, non pensano minimamente a ripararla..

Si può giocare senza niente?
Certo vi sono un mare di giochi da fare senza nulla, serve solo chi sappia spiegarli. Date un’occhiata al mio sito e al mio libro!!

Gioco e morte?
Un gioco nasce da solo e muore solo se abbandonato, tutti i giochi sono invece eterni se tramandati. Ecco perchè io giro l’Italia per recuperare i giochi da strada dimenticati. Certo vi sono dei giochi dove è prevista la morte dei personaggi ma senza alcuna paura o trauma per i bambini: essi non hanno una visione negativa dei fatti, ogni dolore virtuale ha vita brevissima.

Reali ed il gioco.
Si, tutta la vita è stata un gioco, da vincere e perdere con lo spirito di “IF”, questo mi permette di avere 52 anni e di essere ancora un bambino. Giocare a sfidare me stesso in un progetto difficile, meglio se senza un euro (i soldi nei progetti ammosciano): è ciò che ho fatto.

Cosa vorresti realizzare?
A parte i progetti o meglio le aspirazioni di cui ho parlato precedentemente l’anno prossimo organizzerò il mese del gioco (maggio 2004)  coinvolgendo un centinaio di realtà ludiche insieme ad Assingioco.

Quando è il maestro che insegna a giocare L’Accademia del gioco dimenticato fondata da Giorgio Reali per i ragazzini nell’era dei Pokemon e della play station

di ZITA DAZZI

Cosa c’è di più facile che tirare una biglia? E sarà mica difficile colpire un soldatino di plastica con un elastico? Provateci con bambini tra i 5 e i 10 anni e vedrete che anche i giochi di strada più banali possono trasformarsi in ardue imprese per chi è abituato a maneggiare le tastiere delle play station, invece che a giocare alla lippa. Li vedi che prendono la mira, si concentrano con la pallina di vetro in mano. Tirano. Troppo forte. Troppo piano. Fuori dal tracciato. «Non sono capaci. Ovvio: nessuno gli ha mai insegnato a giocare, a controllare i propri movimenti e a indirizzare la propria fantasia», spiega Giorgio Reali, cinquantenne di Merano, anche se ormai naturalizzato milanese. Di professione ufficialmente sarebbe istruttore di scuola guida, ma per passione si è inventato «maestro di gioco». E non un «gioco» qualunque, a caso. Lui insegna gare e divertimenti nei quali il bambino entra in campo anche fisicamente, con tutta la furbizia e personale abilità di cui è capace: giochi di una volta, quando i bambini si muovevano e sapevano divertirsi con quello che trovavano per strada, dai tappi di bottiglia ai sassi del mare. Per questo è nata l’ «Accademia del gioco dimenticato» (via

Della Sila 25), associazione (sito Internet (www.mybestlife.com/ giocodimenticato) che si occupa di difendere e diffondere i giochi

dei nonni e dei papà, i giochi che si facevano in strada e nei cortili quando era appena finita la guerra. Giochi contadini, giochi rari, giochi storici. Giochi, che i figli dell’età televisiva non conoscono, non avendoli mai visti fare. Entro primavera, in via Folli 25 angolo via Rombon, ai confini di Lambrate, nascerà il «Giardino dei giochi dimenticati» dove anche i pigrissimi e annoiati bambini metropolitani potranno tutti i giorni andare a giocare a nascondino, alle biglie, alle bocce, all’elastico, a campana. Gratis, naturalmente. E senza sponsor: «Non abbiamo bisogno di nientespiegano Giorgio Reali e Laura Almansi, rispettivamente “creativo” e presidente dell’Accademia Il terreno era una discarica abusiva. L’abbiamo ripulito con l’autorizzazione del Comune. Il settore Parchi e giardini è uscito a fare un sopralluogo, De Corato ci ha incoraggiato ad andare avanti. Per i giochi non abbiamo bisogno di molto, tiriamo su una siepe per fare a nascondino, mentre biglie, legni e altre robe del genere già le abbiamo». Finora il signor Reali ha girato Milano e il paese insegnando a 50.000 bimbi all’anno le

http://www.ludobus.it/dazzi.htm (1 of 2)1-10-2007 20:42:07

I diritti dell’Homo Ludens

regole elementari dei giochi di una volta, dando tutta la sua disponibilità per organizzare mostre, animare feste, partecipando ad oltre 40 manifestazioni all’anno. Si presenta in giacca doppiopetto, con la sua valigia piena di tappi di bottiglia, elastici di varie misure, biglie di vetro, sassi, monete, conchiglie, corde. E, fra gli sguardi divertiti e un po’ stupiti dei ragazzini, forma le squadre. Ci vogliono pochi minuti per coinvolgere nei giochi anche i più riottosi, abituati solo a scambiare figurine dei Pokemon. Non basta un pomeriggio per fare una piccola parte del vastissimo campionario di giochi in via d’estinzione. Uno non ci crede, ma anche i bambini cresciuti a pane e Ninja imparano in fretta a tirare una trottola di legno con il cordino. Imparano a centrare e abbattere da cinque metri di distanza una piramide di barattoli di latta. Si appassionano ai principali giochi con le biglie: triangolo, cerchio, buca, riga, flipper, centrabiglia, cicca spanna, papalina. Per non dire con ciclotappo, calciotappo, tappobiliardo, piastrella, pulci. L’Accademia, fra le altre idee e progetti, ha lanciato un sondaggio per stilare una classifica dei 100 giochi da salvare e delle oltre 24.000 schede raccolte nelle diverse manifestazioni si comincia a intravedere l’ordine di preferenze. In testa c’è intramontabile girotondo, seguito da altalena, triciclo, biglie, aquilone. Reali è impetuoso, con i bambini ha un modo di fare allegro e poco melenso che li fa sentire alla pari. E allo stesso modo racconta i suoi molti progetti: «Del Debbio ha detto che intende ridare ai bambini la possibilità di giocare nei cortili e nei parchi. Noi siamo d’accordo e siamo pronti a dare tutta la collaborazione per animare questi spazi, per proporre giochi che non costano niente e che rischiano di essere dimenticati. Io ho un sogno: che le assemblee di condominio dedichino l’8 per mille delle spese per organizzare nel cortile giochi di un tempo per i bambini. Le scuole invece potrebbero dedicare a questo scopo una delle aule vuote».

Anna M. Simm
Giorgio Reali

Milano,  29 gennaio 2000 ore 19

ALLA RICERCA DEL GIOCO PERDUTO
( Giochi di strada e dimenticati anche delle nostre zone)
E’ stato definito da un giornalista “il Peter Pan del terzo  millennio”.

Giorgio F. Reali di Merano arriva a Milano ormai più di quindici anni  fa. Tre figli, ragioniere e istruttore di scuola guida “part-time” ora  pubblicista, scrittore e ricercatore non solo nel panorama italiano, ha fondato  l’Accademia del Gioco Dimenticato con sede in via Della Sila 25. www.giocodimenticato.it.

Ora sta per pubblicare un libro sul gioco creativo presso la casa  editrice Salani, sta preparando per i Comuni di Milano, di Zagarolo (Rm) e di Cigole (Bs)  tre giardini permanenti del gioco dimenticato fruibili da tutti in altrettante aree  cittadine (a Milano in via Rombon) … Collaborerà con Gino&Michele come esperto  di giochi della Milano di 40 anni fa (alla ricerca dei mitici “tollini”) per le  realizzazione di un film tratto dal loro ultimo romanzo, “Neppure un rigo in cronaca,  Rizzoli.

Un personaggio particolare in una società che ha perso il rapporto col  gioco creativo e “agito” anche a livello di costruzione personale (oggi è molto  raro che ci si fermi a disegnare per terra le tracce del MONDO o CAMPANA o che ci si  diverta a “GIUGA’ A PURTAS IN CADREGHIN”, cioè portare qualcuno seduto  sulle mani e braccia intrecciate di altri due) … un mondo dove i parchi e i cortili  sono sempre più poveri di attrezzature e disorganizzati anche a livello di animazione,  cura e sicurezza personale. Un mondo dove il concetto filosofico di gioco è profondamente  mutato, assieme purtroppo al suo costo in denaro. Non tutti i “giochi” si  traducono in “giocattoli”, ricorda Reali; il vero gioco da un punto di vista  filosofico è quello che addirittura non ha oggetto.

E in ogni caso per lui il gioco non è solo una forma di svago, è  creazione ed esercizio dell’intelligenza e pure terapia per il recupero di alcune  problematiche legate all’infanzia, o legate al mondo della terza età o addirittura a  certi handicap. Egli sottolinea dunque il diritto di esplicitare quello che secondo  Umberto Eco è uno dei bisogni fondamentali dell’individuo, il quarto su cinque dopo  nutrimento, sonno, affetto e prima del “chiedersi perché”, cosicché ognuno di  noi deve esistere proprio come “Homo (anche) ludens”.

Per questo Reali ha iniziato anche a compilare un elenco dei  “cento giochi” da salvare per il nuovo millennio: la raccolta di schede che  procede in tutta Italia tramite internet sta assegnando la vittoria  all’intramontabile “girotondo” seguito da “aquilone”, “catapulta”…ecc.

Nella sede dell’Accademia , dove è coadiuvato da Laura Almansi,  Reali mi informa che la passione per il gioco si radica ovviamente nella sua infanzia  quando viveva in una vecchia casa , con un grande cortile che ospitava una quindicina di  bambini, nei pressi della parrocchia dotata di oratorio (e immancabili flipper e calcio  balilla) e campo da calcio .

Di conseguenza si può pure comprendere l’attrattiva che i giochi  di strada così poveri possano esercitare ancora su di lui. Il piacere di costruire per la  funzione e non per l’estetica gli deriva da quegli anni anche se oggi il suo  orientamento è quello di costruire oggetti e di insegnare a costruirne – ri/creare  come ri/ciclare- (trampoli, carrettini, trenini di tappi, o altro) che siano belli con  pochissima spesa, facendo in modo che sia lo stesso bambino a decorare il suo giocattolo,  stabilendo con esso una sorta di transfert affettivo.

Reali che fino a poco tempo fa girava l’Italia con la ormai mitica  LUDOBARCA al traino piena di giocattoli ed oggetti strani ora è conteso da alcune  trasmissioni televisive ( è stato già ospite di “Fatti vostri”) tra cui lo  show di Maurizio Costanzo. E’ stato contattato dalla FAI (Fondo Ambiente Italiano)  che si sta interessando alle sue proposte che legano il recupero e la valorizzazione dei  giochi dimenticati e di strada al turismo e all’ambiente. Ad es. nel “giardino  dei giochi dimenticati” di Milano farà la sua comparsa il “nascondino  profumato” costituito da 12 o più siepi di rosmarino, maggiorana e così via che coi  suoi aromi e sapori diversi permetterà inoltre l’inserimento nell’attività  ricreativa anche dei bambini non vedenti o “down”.

Reali insomma gioca davvero e insegna a farlo.

Per concludere ecco notizie specifiche per i nostri lettori sui giochi  d’un tempo del comasco ed in particolare della Svizzera italiana (raccolti a Lugano).

Tra i giochi non comuni di queste zone che recentemente sono stati  classificati da Reali da ricordare i “Birilli a monte” , “Il pendolo”  e “La pigna nella gerla”.

“Birilli a monte”: si tratta di giocare a birilli lanciando  la boccia di legno in salita verso la montagna, girare intorno ad un albero e colpire i  birilli (pure di legno) nel ritorno.

“Pigna nella gerla”: si cerca un sentiero costeggiato da una  ripida scarpata: per un tratto di circa 200 mt a turno ogni bambino deve correre con una  grande gerla sulle spalle. Dall’alto della scarpata gli altri bambini tirano le pigne  (dall’altra parte stando anche sugli alberi ). Chi arriva alla fine con meno pigne in  gerla, vince.

“Pendolo”: si usa la fune di ferro che serve per calare a  valle il legname; si lancia un pezzo di tronco ad essa fissato (30/40 cm di diametro e  pure di altezza) appeso a del filo di ferro più volte arrotolato poiché l’attrito  lo rende incandescente e lo fonde. Lungo il percorso vengono posizionati dei tronchetti in  piedi in modo che l’oscillazione del pendolo ne faccia cadere il maggior numero.

Una ricerca importante questa di Reali per recuperare il contatto con  le nostre più profonde radici popolari.